I LUOGHI

I MONUMENTI E I LUOGHI DI CULTO

Il santuario di santa maria del soccorso

Il santuario di Santa Maria del Soccorso è il luogo di maggior importanza a Castelfranci, per culto e leggenda cittadina. La struttura non presenta particolare solennità essendo un opera in muratura del XVIII, documentati sono gli inizi dei lavori intorno al 1784 che seguirono alla costruzione del campanile, di bellezza sono i tre porticati centrali di architettura barocca nonché il campanile composto di tre livelli ciascuno caratterizzato da finestre monofore su ciascun lato e vagamente di stile romano. I lavori delle torre campanaria vedono protagonista la leggenda che uno dei muratori che vi stava lavorando precipitò dalla stessa insieme al suo fidato cane, i due rimasero miracolosamente illesi e in memoria di tale evento sono stati raffigurati come bassorilievo sul campanile proprio all'altezza da cui avvenne la caduta.

Di maggiore bellezza è l'interno dell'edificio presentandosi con una pianta a croce latina con una lunga navata centrale fiancheggiata da due navate laterali che si uniscono al transetto, oltre il quale assume rilievo il presbiterio (capocroce). Presente lungo la navata centrale un matroneo raggiungibile dalla navata destra. Infine presente sul soppalco d'ingresso l'imponente organo polifonico, costruito intorno al 1870 per volere dei fratelli Santoro

La statua di Santa Maria del Soccorso

D'immensa bellezza è la statua di Santa Maria del Soccorso, probabilmente appartiene alla metà dell’ottocento: la scultura lignea denota uniformità e analogie con l’arte sacra napoletana. Il modellato della pettiglia Mariana, del Bambino, del diavolo e dell’Angelo è quello del legno policromo; dagli occhi si evince la tecnica del vetrino dipinto; l’abito Mariano è una seta bianca in broccato e il mantello è trapunto di stelle; il Bambino ha un identico paludamento.

Sono degni di nota inoltre il “trono” per la statua della madonna (ad opera di Antonio Molettieri) e un pergamo o pulpito in legno con pannelli scolpiti dai fratelli Nicola e Arcangelo Romano (abili intagliatori locali).

I dipinti

Al di sopra dell'altare troneggia il dipinto dell'Effigie Miracolosa che raffigura la Madonna del Soccorso e risalenti al 1700 ad opera di Matteo Vigilante da Solofra.

Ed ancora all'interno del Santuario di Santa Maria del Soccorso è possibile ammirare due ulteriori antichi dipinti: uno è il dipinto di di S. Rocco in cornu epistole e l'altro è il dipinto di S. Sebastiano in cornu evangeli. Una prima notizia documentata sulla loro esistenza ci viene offerta dalla visita pastorale del vescovo Alfiero risalente al 1565 "Item continuando officium Visitationes devenit ad ecclesiam Sante Marie del Soccorso constructam extra menia ditte terre et deveniendo ad altar (em) maiorem invenit eum decente ornatu (m) cum una cona magna deaurata cum imaginibus beate Marie in medio. In cornu evangeli S. Sebastiani et in cornu epistole S. Rochi...".

Tuttavia Pasquale Landolfi, in "La cappella del Soccorso in Castelfranci, 1915" sostiene che "le tavole di S. Rocco e S. Sebastione ormai deperite furono fatte riprodurre durante la costruzione della Chiesa" sicché entrambi i quadri, oggi presenti sui due lati della cappella, alle spalle dell'altare, possono essere fatti risalire verosimilmente allo stesso secolo dell'edificazione.

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Cenni storici sul santuario di Santa Maria del Soccorso.

La bolla papale di Leone XII del 7 agosto 1826, in considerazione dell'antichità dell'immagine e dei molti prodigi operati, concedeva la prima incoronazione aurea della Vergine Santa Maria del Soccorso che da quel momento è chiamata anche “Diva Coronata”. La ricorrenza in quell’anno fu celebrata il 27 agosto e per l’unica volta non cadde la prima domenica d'Agosto come poi vorrà la tradizione della festa; la cerimonia di apertura ebbe una particolare importanza: al portale della cappella fu stipulato un pubblico atto dal notaio reale Samuele Tecce e poi fu celebrato un solenne pontificale. La seconda incoronazione avvenne il 4 agosto 1839 e la terza il 1° agosto 1841.

Le incoronazioni stanno a simboleggiare prodigi ed opere miracolose che vengono attribuiti alla Maria. Di particolare rilievo l'impatto che viene attribuito al S.Maria del Soccorso nelle pestilenze del 1600, dove Castelfranci registrò un numero di deceduti per via della peste prossimo allo zero o in diverse alluvioni. Difatti la costruzione della chiesa nel 1784 è fortemente legata ai miracoli che la popolazione attribuiva alla Santa, addirittura si crede che in antichità vi fosse già una chiesa e che quella del fine 700 è solo una ricostruzione fortemente voluta dalla stessa Santa Maria del Soccorso, ma documentazione in tal senso è scarsa; ed è sempre in virtù delle opere miracolose che la stessa Chiesa diviene nel 1909 Santuario.

Nell’anno 1926 cadeva quindi il primo centenario. Per celebrare l’evento furono invitati due concerti bandistici di gran prestigio, l’Ortora fu adornata con grande luminaria e un maestoso gazebo, inoltre era contemplata una spettacolare gara pirotecnica, con medaglia d’oro al vincitore, fra due rinomati artisti.

Era propriamente la sera del 2 agosto, intorno alle ore 22 la cappella e la piazza erano gremite in ogni ordine di posto; il concerto bandistico aveva da poco iniziato l’opera “i Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo quando il materiale pirotecnico custodito nell’abitazione della guardia municipale esplodeva con immane fragore. L’evento del centenario si tramutò in una spaventosa ecatombe: 18 i morti e un gran numero di feriti gravi; i nomi di quelli che perirono sono ricordati in una lapide.

Nei primi anni del novecento ricordiamo il “calvario”, opera di fabbrica semicircolare con all’interno 5 croci di legno dipinto e alla parete una raffigurazione del cielo azzurro, fu eretto nel 1906 a memoria dei passionisti che avevano incontrato la comunità suscitando grande partecipazione popolare. Tale calvario distrutto completamente è stato ricostruito ad opera del parroco Don Enzo Granese agli inizi del 2000.

San Nicola

Le origini di questa Chiesa devono essere molto antiche, perché il nome della Chiesa appare sia nel documento del 1565 che in quello del 1699.

Nel primo documento si fa osservare che trattasi di Chiesa di "patronato Baronale"; nel secolo, viene menzionata per "la sacristia dove si tengono li paramenti per l'uso necessario et un calice con patina di argento".

Come la Chiesa di S. Pietro, anche questa fu luogo di sepoltura. Sotto il pavimento, esistono tuttora spazi destinati alla sepoltura, coperti da lastroni di pietra ed uno di questi raffigura lo stemma della famiglia baronale. La Chiesa era di proprietà baronale e sulla parete vi è una lapide la quale indica la sepoltura di un Brancia, famiglia di potere dell'inizio 800 presente a Castelfranci.

Gli Altari laterali recano iscrizioni in latino le quali tramandano i nomi di Brancia. Infatti la Feudataria Anna Brancia morì in Castelfranci il 19-2-1735 ed anche suo nipote, di nome Scipione, vi morì il 9-11-1770.

Notevoli in questa Chiesa, composta di una solo navata, sono i quattro Altari laterali. Pregevole, poi, per sculture e fregi marmorei si presenta l'Altare Maggiore, per la squisita composizione scultorea, supera il comune livello artigianale del tempo. Il Tabernacolo, sormontato da due Angeli con al centro la colomba di pace, è degno di essere ammirato. La Chiesa, come tutte le alte del paese, è stata ampliata in epoche successive.

San Pietro

Di antichissima origine, è menzionata nella relazione riguardante la visita Pastorale del Vescovo Fra Antonio II Gaspare Rodriguez effettuata il giorno 17 settembre del 1565. In quel periodo era Chiesa "Mater et Parrochialis" ma aveva una rendita inferiore a quella della Chiesa di S. Maria del Soccorso.

Nel 1699, nella valutazione del Tabulario De Rosa, la Chiesa di S. Pietro è indicata in questi termini: "A latere vi è la sacristia, dove si conservano le vestimenta, dieci pianete di vari colori, tre piviali, tre calici, sfera, Croce ed incensiere d'argento".

Conforme alle consuetudini medioevali e cristiane, fu luogo di sepoltura perché in occasione dei lavori di restauro sono stati rinvenuti numerosi Resti Mortali. Priva di linea architettonica, la Chiesa si ergeva al di sopra o a ridosso delle abitazioni private. Vi era annessa, sul piano inferiore una Cappella, egualmente priva di pregi architettonici, denominata Oratorio la quale era sede delle Confraternite Immacolata Concezione e Figlie di Maria.

L'Altare Maggiore era opera del 1700, tuttavia per la vetustà delle sue strutture murarie la Chiesa fu chiusa al Culto intorno al 1955.

Nel 1965, grazie all'opera del parroco Don Vincenzo Buccino, cominciò la ricostruzione della chiesa dalle fondamenta. Ricordiamo che durante la costruzione della chiesa, e precisamente, il giorno 13 marzo 1968, il giovane Roberto Rinaldo di Rocco e di Nigro Concetta perse la vita a solo ventanni cadendo dall'impalcatura mentre eseguiva dei lavori di muratura alla chiesa. Il giovane Rinaldo pur di completare i lavori commissionati dalla parrocchia aveva, volontariamente, dimezzato la propria paga ed aveva rinviato il servizio militare.

Ricostruita con tecniche moderne progettate dall'Ing. Carmine Fumo, la Chiesa ricalca necessariamente il primitivo disegno planimetrico, ma le linee architettoniche sono più eleganti, più ardite e armoniose e la facciata dà ora sulla piazza principale con ampia prospettiva, la stessa fu riaperta al culto nel 1970.

La Struttura, ha retto benissimo al sisma del 1980 ed è stata utilizzata per il culto ordinario, comoda per tutta la popolazione fino all'anno 2000, ad oggi sono in corso lavori del provveditorato alle opere pubbliche ad opera dell'Ing. Verderosa che ne ha preservato e ristrutturato le fondamento ed abbattuto e ricostruito il tetto, preferendo il legno al cemento al fine di favorire la tenuta da parte delle fondamento della struttura sovrastante.

Castelfranci di notte. Spiccano i due campanili di San Pietro in alto, e di Santa Maria in basso.

Statua di Padre Pio

Statua della Madonna

Sant'Antonio

La Cappella di Sant'Antonio si trova nella contrada di Vallicelli, è un umile struttura in muratura risalente agli inizi del 900, nata grazie principalmente a donazioni popolari dei fedeli, nello specifico il terreno dove si erge e l'orologio del campanile derivano da donazioni, nonché i lavori di ristrutturazione.

La Chiesa di San Michele

Di antiche origine è un'opera dalla muratura semplice, raffigurante un affresco di San Michele sull'ingresso principale. Adiacente ed alle spalle della chiesa è presente la struttura che in passato è stato un convento.

Il Monumento ai Caduti

L'opera espone due cannoni di difesa usati dai militari durante i conflitti bellici, la grossa lapide centrale che menziona tutti i soldati che persero la vita e di fianco una torre in cemento armato la quale ricalca il calcio di un fucile.

Il cimitero

Il cimitero di Castelfranci è risalente al 1760 ed era sito in una zona periferica rispetto al borgo centrale come volevano le leggi dell'epoca ma attualmente, a seguito della mutata morfologia del paese con la ricostruzione post-terremoto, si trova lungo la via principale d'ingresso e d'uscita.

Sul portale d'ingresso del cimitero un epigrafe recita pochi passi di profondo significato:


I 3 MULINI

Carousel imageMeccanismo di raccolta dell'acquaCarousel imageRuota del mulino comunaleCentrale elettrica di inizio 1900

La palata ed il mulino dei castellesi

La palata è il gergo con il quale si definisce l'area boschiva Castellese di maggior rilievo, localizzata ai piedi di contrada Baiano.

Sita lungo la strada provinciale la Palata è un luogo sinergico: la strada offre facile accessibilità ed un ampio parcheggio a sovrastare una piccola e riservata area pic-nic. Avvicinandosi al fiume è possibile osservare la struttura di canalizzazione del fiume risalente al 1834 che lasciava confluire l'acqua verso il mulino comunale, ottenuto e costruito per volontà popolare al fine di contrastare il molino baronale il quale richiedeva elevati dazi ai popolani che intendevano utilizzarlo per la molitura; la toponomia deriva dal gergo di "parata" ovvero "palata" che rappresenta una struttura di palizzate atte a fermare e convogliare le acque verso il mulino, situato poco più a Nord. Mulino che oggi è divenuto un prestigioso ristorante dove poter pranzare o cenare, potendo tra l'altro gustare alcune specialità locali in un ambiente davvero unico, suggestivo, ricco di storia e lotta. Infine sul lato nord vi è la possibilità di inoltrarsi in un sentiero che si addentra nel bosco fiancheggiando il fiume calore.

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Il molino baronale - simbolo di potere feudale

Il mulino presente a via Roma, ai piedi del centro storico di Castelfranci è l'antico e primo molino baronale, di proprietà feudale poi passato alla famiglia dei Brancia. Ha sempre simboleggiato il potere, elevati erano i dazi necessari per il suo utilizzo e fu al centro di un importante dibattito tra popolo e nobiltà che porterà prima alla costruzione del mulino "de la terra", poi alla costruzione del vecchio molino di Baiano.

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Il molino de la terra o muliniello

Il mulino de la terra è stato costruito intorno al 1809 come risposta al mulino baronale, simbolo oramai di avidità e tirannia, tuttavia la scelta di costruirlo lungo un piccolo affluente del calore si rivela fallimentare e lo stesso mulino avrà vita davvero breve, a causa della scarsità di affluenza delle acque. Fallisce così la volontà popolare di costruire un mulino comunale, il cui tentativo andrà a buon fine solo dopo ulteriori 30 anni.

LUOGHI DI INTERESSE

il campetto

Il campo da calcetto (campetto) di Castelfranci è una struttura messa a disposizione del pubblico in via del tutto gratuita.

La scuola

Il Campo Sportivo

IERI-OGGI

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