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L'AGLIANICO: ORIGINE E STORIA

L'Aglianico è un vitigno a bacca nera diffuso in tutto il Sud Italia e rientra tra le tipologie di viti autoctone. Ha origini antiche presumibilmente legate alla Grecia. Anche le origini del nome non sono certe, da un lato si pensa che il nome derivi dalla città "Eleanico" ovvero l'antica città di Elea-Velia, situata sulla costa tirrenica della Campania, oggi Comune di Ascea i cui scavi hanno riportato in parte in vita il parco archeologica Elea-Velia, d'altro lato si sostiene invece che è semplicemente una storpiatura della parola "Ellenico", aggettivo che appunto significa "Greco, riconducibile a civiltà greca". Ellenico che con la cadenza della fonetica Spagnola, ampiamente diffusa nel Sud Italia durante la dominazione Aragonese del XV secolo, trasforma le due "l" nel suono "gli" mutando il nome da "Ellenico" ad "Eglienico" quindi "Aglianico", rafforzando l'idea di una vite greca. Una terza origine del nome del vino vuole che Aglianico derivi dal latino "anicius" "llano", ovvero "appartenente alla pianura" tuttavia l'ampia diffusione dell'aglianico nelle colline e nei monti sud-appeninici nelle regioni del Sannio, dell'Irpinia e del Vulture piuttosto che nel Tavoliere delle Puglie non danno forza a quest'ultima teoria.

Testimonianze storico-letterarie sulla presenza di questo vitigno si trovano in Orazio, che cantò le qualità della sua terra natia Venosa e del suo ottimo vino.

Dalla vite aglianico al taurasi docg

L'aglianico è dunque un vitigno autoctono del Sud Italia e da' origini a tre diversi biotipo di vino che a loro volta si distinguono nelle 3 DOCG di uve aglianico: Taurasi DOCG, Aglianico del Vulture Superiore DOCG, Aglianico del Taburno DOCG. Mentre piu' numerose sono le DOC cui l'aglianico concorre a formare e della quali approfondiremo particolarmente la "Campi Taurasini DOC" di cui Castelfranci rientra.

L’Aglianico è il terzo vino in Italia per quantità di Tannini, dietro soltanto al Sagrantino ed al Nebbiolo, la forte carica di tannini nell'uva lo rende un vitigno "scontroso", duro, "difficile da domare" la cui durezza ne è certamente una caratteristica imprescindibile ma non solo, matura tardi e la vendemmia solitamente si tiene a cavallo tra i mesi di Ottobre e Novembre, periodo tra i piu' tardivi in Italia per la raccolta. E' senza dubbi un vino di elevata struttura, intenso con tannini che richiedono tempo per essere ammorbiditi ed un'acidità persistente, notevole. La vinificazione dell'aglianico è determinante, le sue caratteristiche "brute" possono far sì che possa uscire un vino eccessivamente violento e duro, tuttavia 'aggredirlo' in maniera altrettanto bruta può portare a privarlo della sua identità, del suo carattere e della sua naturalezza, pertanto il segreto è essere capaci di accompagnarlo nella giusta e lenta evoluzione che è l'unica via che porta quest'uva al Capolavoro.


il taurasi docg

Il Taurasi DOCG è la denominazione piu' importante, DOC già dal 1970 e DOCG dal 1993. L'areale della DOCG è rappresentata da una parte dell'Irpinia che si estende dai comuni di Bonito, Venticano e Pietradeifusi fino ai comuni di Montemarano e Castelfranci.
La denominazione prende il nome dal paese di Taurasi, il comune non solo è geograficamente centrale rispetto all'intera areale ma è anche un comune dove a cavallo degli anni 200 A.C. i Romani prima lo conquistarono e poi ci si insediarono dedicandosi tra l'altro alla coltivazione proprio della "vite greca" (qui ritorna il termine "Ellenico"). Ed ancora nel 42 A.C. si documenta di soldati Romani che vinificano la "vitis Ellenica" portata dalla battaglia di Filippi in Macedonia ed ancora Tito Livio, nel suo Ab Urbe Condita, accenna ad una “Taurasia dalle vigne opime” fornitrice di ottimo vino per l’Impero Romano, dove si allevava la vite Greca o Ellenica. Invece risale al 1167 D.C. il primo documento conosciuto nel quale viene citata la vite in Taurasi che gli Spagnoli chiamavano vite “Aglianica”.

Nel 1898 lo Strafforello scrive: "Nelle buone annate il vino è assai copioso e molto se ne esporta nelle province limitrofe, … principalmente coi nomi di vino “Tauraso” ed altri"

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IL TAURASI DI MONTAGNA

A Castelfranci si ha la fortuna di avere quattro ottimi Taurasi DOCG:

  • Alta Valle Taurasi di Colli di Castelfranci

    • Alta Valle Taurasi Riserva DOCG

  • Hircinus Taurasi di Tecce.

  • Michele Perillo Taurasi DOCG, della cantina Perillo

    • Taurasi Riserva DOCG

  • Sant'eustacchio Taurasi DOCG dell'azienda Agricola Boccella

Tuttavia associare Castelfranci al miglior Taurasi sarebbe indubbiamente di parte, da riconoscere è l'elevata qualità del vino prodotto in questo particolare comune così come lo sono i Taurasi dei comuni limitrofi di Montemarano e Paternopoli che, insieme a Castelfranci, si collocano e si contraddistinguono rispetto al resto dell'areale.

La differenza tra questa particolare sub-zona dell'areale risiede nella territorialità, che tende ad abbandonare la colline lasciando ampio respiro ad un contorno piu' aguzzo, caratterizzato dalla montagna, da un clima maggiormente rigido, da un'escursione termica giorno-notte/estate-inverno maggiore, da abbondanti nevicate invernali e da una maggiore protezione dai venti, senza rinunciare all'importante esposizione solare, favorevole d'altronde in tutto il Sud Italia.

Ed è qui che nasce la peculiarità unica della sub-zona Castelfranci-Montemarano-Paternopoli rispetto al resto dell'areale, tanto è vero che sta iniziando a nascere il gergo di "Taurasi di Montagna" e Taurasi, declinato con un'accezione di unicità inimitabile.

CARATTERISTICHE DEL TAURASI DOCG

La denominazione "Taurasi" è riservata dunque al vino rosso ottenuto dal vitigno dell'Aglianico e possono concorre anche altri vitigni a bacca rossa non aromatici purché siano raccomandati o autorizzati per la provincia di Avellino ma fino ad un massimo del 15%. Pertanto in ogni Taurasi c'è almeno l'85% di Aglianico e la restante parte deve essere specificata in etichetta, fermo restando la possibilità di vinificare in purezza, utilizzando 100% Aglianico ed in tal caso non vi è obbligo di specificarlo in etichetta.

L'areale comprende diversi comuni della Provincia d'Avellino che si estendono da Pietradeifusi-Venticano fino a Castelfranci-Montemarano seguendo il fiume Calore, escludendo però quei vigneti che si trovano su terreni di fondovalle, umidi e non sufficientemente soleggiati; la possibilità dei sesti di impianto e di potatura è rimandata a quelli generalmente usati vietando ogni pratica di forzatura e la produzione massima per ettero è di 100 q.li di uva.

Anche la vinificazione e l'invecchiamento obbligatorio deve essere effettuato nell'ambito del territorio di Avellino.
L'invecchiamento minimo obbligatorio ai fini del Tarusi DOCG è di 3 anni, di cui almeno 18 mesi in botti di legno e tale periodo decorre dal 1 Dicembre dell'annata di produzioni delle uve.
E' consentito l'aggiunta di vino Taurasi piu' vecchio o piu' giovane rispetto all'annata in corsa ma nella misura massima del 15%, fermo restando l'obbligo di indicare in etichetta il millesimo del vino che ha concorso a quel particolare lotto di produzione.

Da disciplinare il colore deve essere rubino intenso, tendente al granato e con possibilità di acquisire riflessi arancioni con l'invecchiamento, i profumi eterei e gradevoli con un sapore asciutto, pieno e persistente ma di equilibrio ed armonia. L'estratto secco deve essere almeno il 22 per mille con un titolo alcolometrico naturale almeno del 12%.

E' possibile l'utilizzo della variante Taurasi Riserva ma non della Superiore, Classico, Extra, Fine e similari.

Ai fini dell'autorizzazione della DOCG "Taurasi" il vino deve essere sottoposto nella fase di produzione ad un'analisi chimico-fisica e organolettica ed a un'ulteriore esame organolettico nella fase precedente l'imbottigliamento.
La vendita al consumo è consentito in bottiglia o altri recipienti di vetro scuro, a forma bordolese e chiusi con tappo di sughero, di capacità non superiore a 5 litri, munito di contrassegno di Stato.

IL CAMPI TAURASINI DOC

Caratteristiche del campi taurasini e confronto con il taurasi docg

Grappolo d'uva Aglianico. Potrà dare Taurasi DOCG o Campi Taurasini DOC.

Il Campi Taurasini rientra nella sotto zona "Irpinia", e proprio come il Taurasi DOCG prevede almeno l'85% di uva Aglianico e fino al 15% di vitigni a bacca nera non aromatici approvati dalla Regione Campania e dalla provincia di Avellino.

L'areale oltre ai comuni previsti dal Taurasi DOCG amplia la coltivazione anche ai vigneti dei comuni di Gesualdo, Villamaina, Torella dei Lombardi, Grottaminarda, Melito Irpino, Nusco, Chiusano San Domenico.

Anche la q.li di uva per ettero sale dai 100 consentiti per il Taurasi DOCG ai 110 del Campi Taurasini.

L'invecchiamento per il campi taurasini resta obbligatorio così come per il Taurasi ma è meno rigido:
l'immissione al commercio infatti non può avvenire prima del 1 Settembre dell'anno successivo alla vendemmia, richiedendo così circa 1 anno minimo di invecchiamento, inoltre non vi è obbligo di invecchiamento in legno.

Si lascia così in capo alle cantine la facoltà di voler puntare su un vino maggiormente invecchiato, scelta che nella prassi è molto diffusa, preferendo in ogni caso non commercializzare il campi taurasini prima dei due anni.

Ed alle cantine è rimandata anche la scelta della botte da utilizzare ai fini dell'invecchiamento. L'acciaio è predominante, restituendo un vino più naturale, l'aglianico in questo caso subisce di meno gli effetti "domatori" del legno dando vita ad un vino di minor equilibrio dove le durezze dei tannini e dell'acidità tendono ad essere maggiormente risaltate.

Pertanto si evidenzia come la differenza tra Taurasi DOCG e Irpinia Campi Taurasini DOC non risiede nella materia prima, rappresentata dalla solita vite di Aglianico né tanto meno da un'areale meno ricercata, andando ad ampliare a soli 7 nuovi Paesi la terroir di produzione ma la differenza principe si fonda sul processo di vinificazione: il disciplinare del Taurasi è più rigoroso e puntuale, richiedendo particolari passaggi (botte in legno per almeno 18 mesi) e particolari materiali (vetro scuro, bordolese, massimo 5 litri, sughero) mentre sul campi taurasini la tecnica di vinificazione è più libera, lasciando alle cantine ed ai produttori la possibilità di esprimersi nella maniera che meglio li rappresenta.

Si conclude che, se nel Taurasi DOCG il disciplinare punta ad un vino di brillante qualità e condivisibile armonia, nel campi taurasini è lasciata viva la natura e la territorialità di un vigneto scontroso e di una terra difficile.

l'AGLIANICO NEL SUD

Volendo concludere questo approfondimento sull'Aglianico è doveroso ricordare come la vite è tra le piu' diffuse e famose del Sud Italia, coltivata non solo in Campania dove, insieme al Falanghina, è il vigneto principe ma resta vino simbolo anche in Basilicata oltre che essere diffuso e coltivato in Molise, Puglia e Calabria, dove pur non configurandosi come vino di rappresentanza (Tintilia in Molise, Primitivo, Nero di Troia, Bombino in Puglia, Gaglioppo in Calabria) la sua coltivazione e consumo è largamente diffusa.

  • Aglianico del Vulture Superiore DOCG. E' l'unica DOCG della Basilicata, ottenuta nel 2011, dove la dicitura "Superiore" indica una gradazione alcolemica superiore rispetto all'Aglianico del Vulture DOC. In Basilicata il vitigno è diffuso nella zona del Monte Vulture, un antico vulcano inattivo.

  • Aglianico del Taburno DOCG è invece la quarta DOCG Campana, unica nel Beneventano e la coltivazione del vitigno è concentrata alle pendice del monte Taburno, altro monte d'origine vulcanica. Anche questa DOCG è successiva a quella del Taurasi e risalente al 2011.

  • Fuori dalle provincia di Avellino, Potenza e Benevento restano ottime produzioni di Aglianico, in particolar modo va citato il Cilento. Il Cilento Aglianico è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Salerno. In questo areale sono presenti sia cloni del biotipo Aglianico del Vulture, sia del biotipo Taurasi, la scelta del tipo di clone da impiantare varia logicamente dai diversi obiettivi enologici delle cantine presenti nel salernitano, fermo restando la fortissima vicinanza dei due vigneti. La maggior vicinanza al mare riesce a dare dei vini leggermente piu' morbidi senza però perderne il carattere.

  • Altra zona di produzione in provincia di Foggia è il territorio di Ascoli Satriano.

IL GRECO DI TUFO DOCG

Il Greco di Tufo è un vino DOC dal 1970, divenuto una DOCG nel 2003.

Le origini del Greco non si nascondono, un vitigno di origine Greco, proprio come l'Aglianico, introdotto dai Pelasgi nella zona Vesuviana e poi diffuso e coltivato nel sud Italia dai Romani. Il Greco di Tufo DOCG è dunque il vino bianco ottenuto principalmente da uve di Greco ma da disciplinare è consentito l'utilizzo fino ad un massimo del 15% di un altro vitigno a bacca bianca, il Coda Di Volpe.

Il Greco ha origini antiche attestate da affreschi e citazioni: a Pompei vi è un affresco del I secolo AC che nomina espressamente "il vino greco", altresì Plinio il Vecchio, ne scriveva che ‘In verità il vino Greco era così pregiato, che nei banchetti veniva versato solo una volta, lasciando intuire il pregio di tale vino. Parlano "del greco" anche Catone, Varrone, Virgilio, e Columella che ne specifica le origini del vitigno all'Aminea Gemella degli antichi.
La produzione di Greco pertanto è sempre stata molto presente in Campania, in particolare dal Vesuvio fino all'entroterra Irpino che oggi rappresenta essere la casa d'eccellenza di questo raffinato vino.
E' però nel 1800 che il Greco ha potuto diffondersi con maggior forza proprio grazie alla scoperta di giacimenti di zolfo di Tufo, infatti la viticultura acquisisce un'arma in piu' contro malattie e patogeni favorendo pertanto la produzione che fu di grande impulso.

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Sfumature minerali

La mineralità è la ricchezza del Greco di Tufo. Se nell'800 la scoperta dei giacimenti di zolfo ha spinto non solo l'economia di Tufo ma anche la viticultura, questa ricchezza è anche la forza del vino stesso che ne assorbe aromi, sentori e carattere.
Difatti la mineralità sulfurea e l'acidità sono distintivi di questo vino che nei territori di Tufo rimarcano sentori minerali molto evidenti come la pietra focaia oltre lo zolfo. Tuttavia se una forte mineralita' può essere riscontrato nel Greco di Tufo dei territori di Tufo, Torrioni, Montefusco e Santa Paolina ecco che spostandoci verso Altavilla e Chianche queste sfumature di minerali vanno via via scomparendo lasciando un vino con una minor mineralità che ne risalta la freschezza.

Greco che assomiglia all'aglianico per la sua scontrosità: un vino difficile da vinificare, il grappolo è compatto e la buccia sottile, la maturazione è decisamente tardiva confrontata alle altre uve a bacca bianca, inoltre è un'uva sensibile al marciume ed un vino sensibile all'ossidazione. Tuttavia la buccia contiene molte catechine e pigmenti e nonostante la sensibilità è molto portato all'invecchiamento.

Per alcuni il Greco di Tufo è un rosso vestito di bianco ed anche nell'abbinamento la sua acidità e la sua struttura lo rendono non solo un vino da costiera ma ideale anche con i piatti Irpini, minestre, baccalà, patate, agnello.

A Castelfranci il Greco di Tufo DOCG è prodotto dalla cantina Colli di Castelfranci, infatti il Grotte Greco di Tufo DOCG è ottenuto con vigneti coltivati nel territorio dell'areale DOCG, nello specifico nei comuni di Montefusco e Santa Paolina, riuscendo perciò ad offrire il Greco di Tufo DOCG forte della sua mineralità.

caratteristiche del greco di tufo docg

Dal 2003 il Greco di Tufo DOCG è un vino bianco, prodotto sia come vino bianco fermo sia come spumante. La denominazione è riservata ai vini bianchi ottenuti esclusivamnete da vigneti di Greco, con un minimo dell'85% potendo concorrere per al massimo il 15% il Coda di Volpe bianca.

Il territorio di produzione è una piccolissima nicchia della Campania e comprende solo 8 comuni della provincia di Avellino, raffigurandosi come una delle DOCG piu' piccole d'Italia, tuttavia su un'area di produzione di circa 700 ettari si producono complessivamente quasi 40 mila ettolitri, rendendo il Greco di Tufo la piu' produttiva DOCG d'Avellino.

Per la versione spumante è consentita solo la rifermentazione in bottiglia (metodo classico) con un affinamento di almeno 36 mesi a decorrere dal 1 Novembre dell'anno di vendemmia.

Il Greco di Tufo DOCG si presenta giallo paglierino con riflessi oro, l'odore è gradevole, intenso e fine ed al gusto secco, fresco ma armonico e strutturato. Lo spumante deve presentare una perlage fine e persistente.

IL FIANO D'AVELLINO DOCG

O Fiano di Lapio, come in realtà avrebbe dovuto chiamarsi. Il fiano è un vitigno di origine Italica, diffuso da una popolazione proveniente dalle Alpi Apuane e da qui il nome che da Apuano divenne Fiano.

L'areale è la piu' vasta, con ben 26 comuni eppure nelle metà del 900 ha rischiato di scomparire ma è sopravvissuto grazie al suo forte appeal sul mercato nazionale che hanno spinto sempre piu' aziende locali a dargli la giusta importanza. In effetti fino agli anni 70 la coltivazione del fiano era concentrata a Lapio, piccolo borgo che oggi ospita solo un quinto della superficie vitata ma che deve essere considerato come la culla prediletta di questa vite.

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il vino buono

GRAPPOLI DI FIANO

L'aglianico ed il Greco sono vitigni scontrosi, simili tra loro proprio per il loro carattere difficile, che tuttavia può essere trasformato in un vino da caratteristiche straordinarie.

Il fiano invece no. E' un vitigno buono e per tali ragioni può essere considerato una sorta di alter ego del Greco, ha una forte adattabilità a condizioni molto diverse la buccia non è sottile ma resistente e tenace e questo forse spiega anche l'ampio territorio sul quale è diffuso, per l'appunto 26 comuni rispetto agli 8 del Greco.

Mantiene però una maturazione tardiva, fino ad essere vendemmiato ad Ottobre ed ha un'aromaticità molto peculiare tanto che su alcuni manuali è classificato come semi-aromatico.

Rispetto al Greco presenta un maggior equilibrio con delle acidità e durezze meno marcate, pertanto meglio si sposa con crostacei o zuppe e vellutate.

Alcune cantine di Castelfranci riescono ad offrire il Fiano d'Avellino DOCG, possedendo dei vigneti nell'areale di appartenenza.

  • Colli di Castelfranci, ha il suo Pendino Fiano d'Avellino DOCG, la vigna si trova nel territorio dell'areale di Lapio per poi vinificare nella cantina di Castelfranci.

  • Gerardo Perillo cantine, il suo etichetta blu Fiano d'Avellino DOCG, la vigna è sita in Lapio e vinifica nella propria cantina a Castelfranci.

  • L'Azienda Agricola Boccella invece offre il Casefatte Fiano IGT, un vino bianco di forte struttura con uve di fiano coltivate e vinificate nel territorio di Castelfranci.

caratterisitiche del fiano d'avellino docg

Dal 2003 è una DOCG. La vinificazione prevede almeno l'85% di Fiano e al massimo 15% di uve a bacca bianca che possono essere Coda di volpe bianca e/o Trebbiano Toscano.

La zona di produzione è di ampia respiro fino a 26 comuni ed è l'unica DOCG d'Avellino che comprende anche il Comuni di Avellino, che nell'areale dal fiano risulta essere da baricentro.

Il colore del Fiano DOCG è giallo paglierino, l'odore è gradevole ed il sapore risulta fresco ma armonico.

E' altresì consentita la produzione del Fiano d'Avellino Classico "Apianum"

I GRAPPOLI DI FIANO VENGONO RACCOLTI A MANO E POSTI IN "CASCETTE" PRIMA DELLA VINIFICAZIONE

IRPINIA DOC

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La denominazione "Irpinia DOC" è tra le piu' recenti ed è una denominazione che racchiude diverse varietà di vino, tutte prodotte nel territorio dell'Irpinia e da vitigni autoctoni.

Ripercorrendo i disciplinare DOCG del Taurasi, Greco di Tufo e Fiano di Avellino, queste trovano ulteriormente spazio nel disciplinare Irpinia, che va tuttavia ad ampliare notevolmente il territorio di produzione.
Pertanto se il Greco di Tufo DOCG ha una terroir di 8 Comuni, l'Irpinia Greco DOC amplia questi confini estendendoli all'intera Irpinia.

Abbiamo dunque:

  • Irpinia bianco

  • Irpinia rosso

  • Irpinia rosato

  • Irpinia novello

  • Irpinia Coda di volpe

  • Iprinia Falanghina/spumante

  • Irpinia fiano/spumante/passito

  • Irpinia greco/spumante/passito

  • Irpinia Piedirosso

  • Irpinia Aglianico/passito/Liquoroso

  • Irpinia Sciascinoso

  • Campi Taurasini