LA STORIA

DEMOGRAFIA ATTUALE

Castelfranci è un paese di 1.945 persone (ISTAT 2019), esteso per 12 kmq e confinante a Nord con Paternopoli; ad Est con Torella dei Lombardi, a Sud con Nusco ed ad Ovest con Montemarano. E' formato da 3 grandi aree le quali sono molto distaccate tra loro: la prima è rappresentata dal fulcro del paese che si racchiude in Via Capogiardino, che parte dal cimitero e sfocia in piazza Municipio, da qui parte il borgo che si articola lungo il pendio che porta alla zona dialettale di "abbascio a terra" o meglio Largo Soccorso, dove sono presenti il Santuario di Santa Maria del Soccorso, il rudere del mulino Baronale ed il Palazzo Vittoli; mentre la parte più elevata del centro del paese è rappresentata dalla zona dialettale di "Ncapo a terra" o meglio Sant'eustacchio; la seconda area comprende la parte collinare ad EST con Vallicelli-Braiole-S.Michele dove sono presenti la Cappella di Sant'Antonio e San Michele; infine la terza area è contrada Baiano che rappresenta tutto il territorio boschivo SUD-OVEST del paese e si divideva in "baiano basso", dove è presente "La Palata" ed il Vecchio Mulino Comunale e "baiano alto" che con i suoi 700m d'altitudine rappresenta l'acropoli Castellese.

LE ORIGINI

I reperti archeologici rinvenuti nel territorio di Baiano confermano l’insediamento già nel periodo romano di alcune tribù non molto numerose (i reperti sono per lo più oggetti tombali, ruderi o epigrafi).

Il territorio di Baiano ebbe una vita autonoma e il nome deriva dal latino Baebius (parola riportata in una lapide) mentre è pure documentato un fundus babianus (fondo babiano) divenuto vavianus e poi “vaiano” come tuttora si dice nel linguaggio popolare.

L’origine di Castelfranci, nella configurazione di borgo, è invece databile prima dell’anno mille e rivela un “modestissimo agglomerato di case e capanne, site a picco sulla riva destra del fiume Calore, in posizione naturale di difesa e vicino all’acqua.

Castrum de Francis

Il toponimo di Castelfranci non ha un'origine certa e le ipotesi, vagamente documentate, sono diverse ma si può pensare a "Castrum de Francis". Castello dei Franchi potrebbe derivare dalla particolare posizione "neutra" posta a confine tra Benevento e Salerno. Quest'ipotesi è rafforzata da Giuseppe Passaro in Cronotassi dei vescovi della diocesi di Nusco del 1975 all'interno del quale parla di Castelfranci nella maniera che segue: "Piccolo vico in pendio alla base del versante destro dell’alto Calore divenne sito fortificato dopo il patto di versione tra Radelchi e Siconolfo. Quest’ultimo ebbe cura di garantire il suo Stato al confine con quello di Benevento nella valle superiore del calore donde, attraverso i monti di Acerno, sarebbe stato facile uno sconfinamento. Fu pertanto allestita un’opera di fortificazione nel territorio di Castel delli Franchi che, messa alla diretta dipendenza del Re Ludovico, fu dichiarata zona neutra”. Si ipotizza addirittura che lo stesso Re di Francia visito' e presiedette il territorio Castellese instaurando una piccola fortezza. Tale tesi è presente anche negli studi sulla storia dei Comuni dell'alta valle del calore di Francesco Scandone.

Dal Giustiniani (1705-1805, III, 297) emerge che anticamente fosse proprio una fortezza ed un presidio di soldati. Pertanto si rafforza l'idea che "Castrum Francorum" derivi dai soldati Franchi che lo visitarono anticamente rendendo verosimile l'ipotesi che Ludovico II accompagnato da una sua legione militare risiedette proprio nel territorio di Castelfranci, rendendolo una piccola fortezza di guardia nonché una zona franca, intesa come "neutra".

Uno dei documenti piu' antichi riguardante Castelfranci risale al 1248 ed è la bolla pontificia emessa a Lione il 6 Giugno con la quale il Papa Innocenzo IV restituisce a Bellae De Amicis, vedova di Guglielmo di Montemarano la terra di "Castrum de Francis" posseduta dalla famiglia De Montana.

I Castra (al singolare Castrum) erano accampamenti militari nel quale solitamente risiedevano in forma provvisoria o stabile legioni di eserciti, pertanto può rafforzarsi l'idea che Castelfranci nasce prima dell'anno 1000 come un castrum dei francis sicché il nome potrebbe derivare proprio da "accampamento militare dei Franchi".

Tuttavia se può essere confermata che la tradizione ne fa derivare il nome “Castelfranci” da "Castellum Fancorum" bisogna anche evidenziare che un castello medioevale inteso come "grande e maestosa residenza signorile" è storicamente opinabile. Sicuramente una rocca, una torre fortificata, sorta in una posizione di confine tra i ducati, teoria che si sposa con le informazioni fin qui evidenziate. Infine basti pensare ai lavori di ampliamento della piazza municipio, avvenuti agli inizi del 1900 che seguirono proprio alla demolizione della fortezza, se davvero vi fosse stato un Castello, nel senso proprio del nome, è discutibile che ne sarebbe stato approvato l'abbattimento, anche se - conoscendo Castelfranci - non è da escludere.

LA STORIA DEI MULINI

Pertanto il vecchio Mulino Baronale - nelle mani del casato dei Brancia - rimaneva l'unico davvero in grado di offrire la molitura oltretutto sempre più cara. Ancora una volta il potere del sovrano che regna, sconfigge e trionfa sul popolo, piegandolo a rinunce, dazi e sacrifici.

Ma non è la fine della nostra storia. A seguito di anni di petizioni si arriverà ancora una volta, nel 1833, ad una nuova autorizzazione da parte di Ferdinando II "a costruire un nuovo molino comunale che fosse di rimpiazzo a quello costruito nel 1809 e divenuto inoperoso (Moliniello re la Terra) volendo assecondare i voti della popolazione stessa", nello specifico si autorizzava il comune a costruire il mulino sulla destra del fiume calore ai piedi del bosco di Baiano ed ad opera dell'ingegnere Marino Massari. Nacque così, nel 1835 il nuovo mulino comunale di Baiano, un mulino ad acqua a ruota orizzontale, con alla base i due grossi porticati, ancora visibili, utile per far defluire l'acqua verso il fiume, a sud del mulino invece la lunga struttura di palizzate in cemento e pietra funzionali per convergere le acque all'interno del mulino, il quale stavolta era un mulino fiero, forte e produttivo che ha ridato alla gente locale la loro dignità. Dal gergo di tale struttura il nome con il quale gli abitanti del luogo usano definire "la palata".

Perciò gli inizi del 1800 segnano a Castelfranci un primo importante passo di emancipazione ed indipendenza che si rispecchia nella storia dei mulini. Il mulino baronale ha rappresentanto lungo tempo il potere del sovrano, mentre il piccolo muliniello re la terrà simboleggiava il popolo, anche nella sua debolezza e nella sua sconfitta. Infine il terzo mulino di baiano basso, a rappresentare nella sua evoluzione la contemporaneità, nell'800 la contemporaneità di uno stato sociale in cambiamento che ridà al popolo il potere, ma non solo in quanto nel 1900 lo stesso - forte nel simboleggiare il progresso della contemporaneità, diverrà una centrale elettrica, addirittura una delle prime di tutto il territorio Irpino, centrale che verrà chiusa con la nazionalizzazione dell'energia elettrica nella seconda metà del 1956, chiusura che tuttavia non ha abbattuto il terzo mulino comunale, oggi l'unico a non essere un rudere ma, nella sua secolare contemporaneità, è divenuto in parte un ristorante elegante e raffinato ed in parte una piccola ed umile area pic-nic di ricreo.

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Nella foto il Mulino Baronale di Largo Soccorso ed il vecchio ponte, a contornare il Fiume Calore, fuoco della Societa' Castellese fino all'800.

IL 1900

Castelfranci, come nel resto dell'Irpinia, ha basato la propria economia sull'agricoltura, l'allevamento e con residuali attività di artigianato; l'agricoltura era basata su olio, frutta e cereali ma dominante era la coltivazione di viti e vigneti favorita da una morfologia del territorio e da condizioni climatiche che portano ad un vino particolarmente intenso, etereo, corposo e dal retrogusto persistente, che diventerà con il decreto n.72 del 25/05/1970 il Taurasi DOCG. E' così che Castelfranci, insieme alla limitrofa zona di Chianzano (comune di Montemarano) ha storicamente sfruttato per tutto l'inizio del 1900 la littorina Avellino-Rocchetta per trasportare la propria uva ed i propri vini, specialmente in Francia quando ancora i DOCG ed i DOC non esistevano.

Nell’anno 1903 Francesco Dickmann - di origine tedesca - progetta un piccolo impianto idroelettrico nei pressi del mulino di Baiano sicché il comune fu uno dei primi beneficiari dell'energia elettrica. La centrale elettrica funziona fino al 1965 allorquando la centrale idroelettrica fu assegnata all’Enel.

Negli anni 30 Castelfranci ospitava il principe ereditario Umberto di Savoia e il capo del Governo Benito Mussolini il quale finanzio' la costruzione dell’acquedotto poiché le due fontane pubbliche presenti, quella chiamata in gergo “Paradiso” (vicino al molino Baronale) e quella chiamata “de la Terra” (vicino al Molino omonimo) erano del tutto inadeguate e molto lontane dal borgo.

Il vicolo foscenella, nonché largo Soccorso e Piazza Municipio era il fulcro delle attività sociali del paese.

Nel 1980 Castelfranci accusa il colpo tremendo del terremoto, che rade al suolo - cancellando del tutto dalle mappe geografiche - numerosi comuni Irpini: Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Teora, Conza e molti altri; Castelfranci come loro registrò numerosi crolli ma fortunatamente nessuna vittima. Inizia così l'esosa e lunga fase post-terremoto, caratterizzata da tre peculiarità e che interessa l'Irpinia in generale:

  1. L'emigrazione di numerosi padri di famiglia e giovani verso principalmente Svizzera, Germania, Regno Unito, USA, spinti sia dall'arretratezza economica Irpina, sia dalla paura del terremoto.
  2. Il piano della ricostruzione del terremoto interessa anche Castelfranci il quale assume una nuova configurazione urbana, determinando l'abbandono della cultura del vicolo e delle attività sociali che avevano connotato Castelfranci fin dalle origini e dando la nascita a quartieri quali Sant'Eustachio e via Vadantico, spostando inoltre il fulcro della vita sociale dai vicoli della foscenella a via Capogiardino.
  3. La feroce industrializzazione ed infrastrutturazione che interessa l'intera Irpinia, re-disegna notevolmente l'identità locale: vi è un importantissimo miglioramento strutturale delle abitazioni, le quali spesso sono state edificate senza considerare gli effetti migratori in corso; nasce un sistema infrastrutturale che collega l'Irpinia tra di essa e verso gli snodi viari Nazionali; vi è un fortissimo incentivo all'industrializzazione ed allo sviluppo in Irpinia del settore secondario, fino ad allora sconosciuto con la localizzazione di importanti industrie. L'agricoltura invece è l'unico settore il quale non ha una significativa crescita rispetto al periodo pre-terremoto, mantenendo un trend alquanto stabile.

Tuttavia oggi Castelfranci ha saputo ripristinare e restaurare parte dell'antico borgo, in particolare il borgo che va da San Pietro al via dei calabresi e sottocorte, anche taluni palazzi sono stati restaurati in maniera brillante tra i quali Palazzo Vittoli, oggi rinomato Hotel-Ristorante, palazzo Celli, palazzo Palmieri nonché il Mulino Comunale di Baiano.

Nel 1993 con il DM 11/03/1993 G.U. 72 - 27.03.1993 nasce la prima DOCG di tutto il SUD Italia e tale DOCG interessa proprio Castelfranci ed il suo vino rosso Taurasi DOCG, già doc dal 1970, insieme ad altri 16 Comuni Irpini. Questo storico evento getterà le basi per un ritorno all'agricoltura piu' consapevole.

IL 2000

Gli anni 00 di Castelfranci sono caratterizzati dalle conseguenze della ricostruzione del terremoto, l'economia è ormai incentrata sull'industria e sul commercio, fermo restando che l'agricoltura conserva il suo coerente spazio e proprio in questi anni inizia una leggera crescita il cui volano di sviluppo è proprio la viticultura dell'aglianico atta a Taurasi DOCG.

Negli anni '10 la crisi economica mondiale dei derivati subprime Statunitensi si ripercuote anche in Irpinia, in un primo momento con una forte rallentamento del comparto industriale, che porterà alla chiusura di piu' della metà delle sedi Industriali che si erano sviluppate alla fine degli anni '90, quindi anche il commercio e gran parte dell'attività locale subisce gli effetti negativi della crisi. Si arriva così ad oggi, con una situazione economica caratterizzata da un forte ridimensionamento della grande industria nata post-terremoto, con ricadute generali su tutto il tessuto economico che non riesce a svilupparsi in alcun settore, seppur si registra una leggera crescita agricola trainata principalmente dal Taurasi DOCG e dalle ulteriori denominazioni. La situazione attuale vede altresi' una costante e deleteria migrazione giovanile verso il Nord Italia. Lo scenario è così segnato da una infrastruttura infra-territoriale ancora notevolmente sotto sviluppata: i paesi Irpini hanno nel 2020 zero collegamenti binari via treno, una rete autostradale (Napoli-Canosa) che interessa significativamente pochissimi comuni, una rete viaria a scorrimento lento talvolta non sufficiente a spostamenti via bilico tra due paesi limitrofi, un sistema di infrastrutture in generale sotto sviluppato o peggio in una situazione di abbandono.

Castelfranci tuttavia può oggi vantare cantine di elevato prestigio che producono Taurasi rosso DOCG e campi taurasini di raro gusto sulla scena Italiana nonché i migliori - secondo diverse riviste di settore - dell'intera valle del Taurasi, pertanto essendo il taurasi rosso annoverato tra i migliori vini d'Italia, Castelfranci può vantare i propri vigneti tra essi.

Indiscutibilmente diviene di raro fascino la possibilità di poter bere l'eccellenze del Taurasi rosso DOCG nella valle di Castrum de Francis. Nella pagina CUCINA E VINI e Dove Pernottare vi aiutamo a capire come vivere al meglio tale esperienza.

BIBLIOGRAFIA

BIBLIOGRAFIA

Per la ricostruzione della storia di Castelfranci e per approfondirne le tematiche qui solamente accennate si rimanda alla lettura dei seguenti libri:

  • Saldutti Enzo, Pullo Giuseppe, Castelfranci Storia e immagini, 2003.
  • Palmieri Luigi, La storia di Castelfranci dalle origini ai tempi attuali, 1970
  • Landolfi Pasquale, Il diritto proibitvo dei molini. Contributo alla storia di Castelfranci, 1921.
  • Passaro Giuseppe, Cronotassi dei vescovi della diocesi di Nusco. I vescovi della diocesi di Montemarano aggregati a quella di Nusco nel 1818, 1976.

Si ringraziano gli autori.